Empatia, autocontrollo e gestione delle emozioni possono fare un’importante differenza in questa società. Non è troppo tardi.

Come tutti gli appassionati, professionisti e curiosi delle materie riguardanti le dinamiche comportamentali degli esseri umani  ho avuto il piacere di dedicarmi più volte alla lettura di alcuni testi di Daniel Goleman. Fra questi , Intelligenza Emotiva (1996), il successivo Intelligenza Sociale (2006 che supera e ingloba il primo) rivelano insieme le ragioni del comportamento umano.

Solo di recente una mia riflessione che voglio condividere con voi. Nel 1996 Goleman, scrivendo la prefazione italiana di Intelligenza Emotiva, dipinse il quadro del tessuto sociale italiano denunciando delle situazioni potenzialmente allarmanti. Leggere quelle due paginette in passato trascurate mi ha procurato una consapevolezza: dal 1996 non solo non siamo riusciti ad invertire la tendenza, ma abbiamo contribuito tutti o quasi, nel nostro piccolo a peggiorarla. Vi riporto degli stralci interessanti. <<Ho scritto “Emotional Intelligence” in un momento in cui la società civile americana si dibatteva in una crisi profonda, caratterizzata da un netto aumento della frequenza dei crimini violenti, dei suicidi e dell’abuso di droghe – come pure di altri indicatori di malessere emozionale – soprattutto fra i giovani.  Il mio consiglio per guarire questi mali sociali era  di prestare una maggiore attenzione alla competenza sociale ed emozionale nostra e dei nostri figli e di coltivare con grande impegno queste abilità del cuore>>. (D.G.)

 Continuava poi rivolgendosi agli Italiani. <<Dai miei amici italiani apprendo che anche nel loro paese la società mostra alcuni segni iniziali tipici di una crisi simile a quella americana. Pertanto, il mio consiglio per l’Italia è esattamente lo stesso – in questo caso però come misura preventiva e non come antidoto>>.

Goleman ci mise in guardia dalla tendenza generale della società ad un’autonomia e una competitività  sempre maggiore dell’individuo a discapito della solidarietà. Incombeva la minaccia di un aumento di isolamento e deterioramento dell’integrazione sociale.

Cosa pensate nel leggere queste sue parole?: <<…insieme a questa atmosfera di incipiente crisi sociale, ci sono anche i segni di un crescente malessere emozionale, soprattutto fra i bambini e i giovani. Ciò che colpisce in modo particolare è l’impennata della violenza fra gli adolescenti…Questa tendenza, insieme al generale aumento di atti violenti privi di senso – soprattutto omicidi di donne e bambini – contribuisce a completare un quadro molto triste dal quale emerge che, fra i paesi industrializzati, l’Italia è seconda solo agli Stati Uniti per la frequenza di omicidi>>.

Io penso alle notizie di cronaca nera degli ultimissimi anni, alla delinquenza minorile, alla violenza sulle donne ormai sulla bocca di tutti.  Penso anche ai tanti improvvisati professori di sociologia e di antropologia che irrompono nei social network con denunce contro la politica, le leggi inadeguate, il potere dell’uomo, la prostituzione insita nella donna e via così, senza domandarsi il perchè, senza andare alla radice del nostro male.  Ci serve l’antidoto!

Come è stato possibile?

Ma lui vent’anni fa ci aveva già risposto con questi due osservazioni.

1: <<Questa tendenza, insieme al generale aumento di atti violenti privi di senso – soprattutto omicidi di donne e bambini – contribuisce a completare un quadro molto triste …Tutto questo indica che alcuni minorenni italiani (oggi quarantenni!) stanno avviandosi all’età adulta con gravi carenze relative all’autocontrollo, alla capacità di gestire la propria collera, e all’empatia>>

2: <<Uno dei motivi può essere che, in Italia come altrove, l’infanzia non è più quella di un tempo. I genitori, rispetto ai loro padri e alle loro madri, sono oggi molto più stressati e sotto pressione per le questioni economiche e costretti a un ritmo di vita assai più frenetico; dovendosi confrontare dunque con una nuova realtà, hanno probabilmente un maggior bisogno di consigli e di guide per aiutare i propri figli ad acquisire le essenziali capacità umane. Tutto questo suggerisce la necessità di insegnare ai bambini quello che potremmo definire l’alfabeto emozionale – le capacità fondamentali del cuore>>.

Una delle parole chiave è EDUCAZIONE. Non ci saranno leggi e punizioni  (anche corporali) che tengano finché nell’essere umano mancheranno gli strumenti per una corretta conoscenza delle proprie emozioni, delle modalità di interazioni con l’altro e del significato di EMPATIA.

In verità tanti altri professionisti della materia hanno compreso la necessità di un certo tipo di cambiamento e da alcuni anni hanno preso piede nuove metodiche educative dove alle materie tradizionali si  insegnano ai bambini le capacità interpersonali essenziali e il contatto con la natura. Lo si fa attraverso l’esperienza, non attraverso il libri, ma sono ancora poche, eccezionali e straordinarie.

Occorre un cambiamento radicale, un’azione da rivolgere sicuramente ai più piccoli , ma non solo a loro. Oggigiorno queste capacità sono fondamentali proprio come quelle intellettuali, in quanto servono a equilibrare la razionalità con la compassione, ovunque, in ogni contesto in cui due o più esseri umani interagiscono. Non è debolezza, ma una  grande forza: è intelligenza emotiva e sociale. “Rinunciando a coltivare queste abilità emozionali, ci si troverebbe a educare individui con un intelletto limitato” (D.G)

<<Mente e cuore hanno bisogno l’una dell’altro. Oggi è proprio la neuroscienza che sostiene la necessità di prendere molto seriamente le emozioni. Le nuove scoperte scientifiche sono incoraggianti. Ci assicurano che se cercheremo di aumentare l’autoconsapevolezza, di controllare più efficacemente i nostri sentimenti negativi, di conservare il nostro ottimismo, di essere perseveranti nonostante le frustrazioni, di aumentare la nostra capacità di essere empatici e di curarci degli altri, di cooperare e di stabilire legami sociali – in altre parole, se presteremo attenzione in modo più sistematico all’intelligenza emotiva – potremo sperare in un futuro più sereno>>.

Che sia uno spunto di riflessione per tutti  coloro che hanno a che fare con le persone.

Paola Rizzitelli

By | 2018-02-12T21:00:21+00:00 dicembre 13th, 2017|comunicazione, formazione|